|
|
Il Tramonto della moneta corrente
Prima dell'introduzione del denaro, l'unico modo per
scambiare delle merci era il baratto, ovvero lo scambio diretto di
beni contro beni. Il baratto, però, era una modalità sì semplice, ma
soggetta a diversi problemi, uno dei quali era costituito dai
vincoli di tempo.
Da allora, il denaro è divenuto lo strumento economico più
utilizzato per svolgere le funzioni di: mezzo di scambio, unità di
conto, riferimento per pagamenti dilazionati, riserva di valore, ecc..
In sostanza la moneta rappresenta, oramai da secoli, il valore che
attribuiamo (e quindi siamo disposti a spendere) alla trasformazione
di un bene (materiale o immateriale) a partire da elementi di base.
L’esempio che possiamo fare per comprendere meglio questo aspetto è
quello degli ingranaggi di una qualunque macchina; da soli possono
avere un determinato valore ma una volta assemblati, in modo
ottimale e funzionale, assumono, per via della nuova mansione della
macchina, un valore più elevato della somma dei singoli. Questa
differenza di valore è il “premio” che siamo disposti a pagare per
poter acquistare la nostra macchina.
Sino ai giorni nostri è stato questo il semplice meccanismo,
conseguente però alle leggi di mercato, che ci ha permesso di
contabilizzare il valore aggiunto (in denaro) di un bene o servizio.
Nel valore monetario è quindi implicita l’energia che investiamo per
passare da materie più grezze a materie più organizzate.
In poche parole possiamo abbinare al valore monetario un equivalente
valore energetico.
Energia per la trasformazione del bene = Valore monetario del nuovo
bene
Tale equivalenza è evidentemente molto complessa ed è per questo che
non è possibile trasformare Euro o Dollari in kW o Joule, ma è
interessante notare come la crisi energetica ed ambientale stia
dando all’economia (il macrosistema monetario) una direzione nuova,
coinvolgendo necessariamente anche il concetto di valore monetario.
Per rendere subito chiara l’astrazione possiamo dire che esiste
denaro proveniente da attività energicamente meno inquinanti e
denaro proveniente da sistemi energetici più puliti.
In poche parole una quota del valore monetario porta con se
necessariamente un’aliquota inquinante. Non esiste infatti, per il
secondo principio della termodinamica, una trasformazione che non
avvenga con produzione di inquinamento (impossibilità del moto
perpetuo) e ciò ci fa comprendere come il valore della moneta non
può più essere parametrato con il semplice valore di trasformazione
di un bene o servizio. Nel valore monetario dovremo aggiungere
giocoforza una nuova aliquota che ci permetta di preferire o meno
quel valore monetario aggiuntivo di un bene o servizio.
Questo concetto, che ho semplificato al massimo per amore di
divulgazione, configura una nuova frontiera del denaro, come
elemento di valutazione di un bene o servizio in un sistema dove,
per la prima volta dalla nascita della Civiltà, non è più possibile
attribuire un valore al bene o servizio solo sulla base delle leggi
del mercato ma anche sulla base delle leggi della termodinamica.
In poche parole le leggi del mercato tradizionali devono tenere
conto del rendimento che abbiamo ottenuto per trasformare (e quindi
ottenere) il nostro bene o servizio, e quanto più basso sarà stato
il nostro rendimento (il che equivale a dire maggiore inquinamento)
tanto più dovremmo aumentare il valore in denaro del nostro bene o
servizio per renderlo meno appetibile.
Nella legge di mercato tradizionale va inserita quindi una nuova
funzione che riconsideri la tollerabilità ambientale di quel bene o
servizio.

Tale aggiustamento è oggi ancora lontano dall’essere
concretizzato in maniera automatica ed immediata. D’altronde il
passaggio dal sistema del baratto al denaro corrente ha richiesto un
arco di tempo storico non trascurabile ed è evidente che i primi
timidi tentativi di immettere in etichette o indicazioni di beni e
servizi dei riferimenti sull’ecologicità di questi rappresentano
l’inizio di una nuova era. In questo momento della storia siamo
ancora al baratto del valore ecologico di beni e servizi.
Guido Bissanti
|
|
|