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Società e Sviluppo Sostenibile
Società e Sviluppo Sostenibile
 
 
 
La terra non è piatta e non è al centro dell’universo.
Se qualcuno, vissuto prima di Galilei e di Colombo, avesse sostenuto questa tesi si sarebbe attirato, nella migliore e salutare delle ipotesi, l’appellativo di pazzo.

       
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Lo stesso Galilei dovette affrontare le conseguenze delle sue divulgazioni scientifiche, che fatte in quei tempi, avevano l’aria di uno strappo su un tessuto spesso e resistente.
Eppure l’impostazione filosofica, culturale e politica di un grande arco di storia umana si basa su alcune considerazioni, che in quel tempo erano appunto tessuto spesso e resistente.
1. L’intero pianeta (il mondo allora conosciuto) poteva essere considerato, con le sue consuetudini culturali e sociali come un affresco in cui l’uomo, creatura al centro dell’universo, era il destinatario di un progetto (redentivo) che coinvolgeva l’intera umanità (messaggio cristiano);
2. Era pertanto necessario “portare” ai lontani (colonialismo), il modello culturale, e quindi sociale, della civiltà romana, cioè di quella civiltà dove si era affermato il cristianesimo, indifferentemente dalle tradizioni culturali, sociali, ecc. dei colonizzati;
3. Tale sistema conteneva criptata una logica, e quindi una categoria di pensiero, che riteneva unico e buono, e quindi giusto e bisognoso di essere esportato, il modello culturale di quella civiltà che, cresciuta sul mondo piatto ed al centro dell’universo, si era trovata a dover assimilare il modello rivoluzionario ed innovativo del messaggio cristiano.
Con questa breve scheda potrebbe rappresentarsi (in modo sintetico) tutto un modo di concepire la storia ed il ruolo di quella civiltà che, ricevuto l’innesto del cristianesimo ed attraverso il suo messaggio salvifico ed escatologico, portava “l’innovazione” e la cultura del diverso, delle vocazioni, dei talenti. Di quella civiltà che per tale motivo pensò ad un certo punto del suo cammino di essere se stessa depositaria della verità.
La stessa neonata chiesa, affrancandosi dalle persecuzioni e da alcune controversie interne, commette alcuni errori di presunzione.
Ma avete mai visto un giovane che, dalla sua forza e baldanza, non cada in simili leggerezze.
La storia ha visto quindi innestato, nella sua manifestazione più piena della potenza organizzativa del potere delle logiche umane (Impero Romano), un modello fondato sul riconoscimento della capacità evolutiva di ogni componente universale secondo le sue potenzialità e vocazionalità.
Possiamo definire allora l’Impero Romano, l’ultima espressione di un vecchio mondo guidato dalle limitate visioni umane, ed il suo disfacimento, il primo visibile segno della presenza della Verità nella storia.
L’evoluzione della storia, pur essendo conseguenza di questo innesto, non può evidentemente considerarsi cosa finita. Essa procede assumendo ogni giorno nuovi e più nitidi contorni. Come in un rendimento termodinamico, anche la storia non ha raggiunto la massima efficienza; è in cammino, ed in questo cammino la fallibilità umana (frutto della sua incompleta logica) ha sempre generato, attraverso i suoi errori, squilibri sociali e razziali. Ogni credo che non vede l’insieme del creato, come l’integrale dei “diversi” utili all’intero modello matematico che permette il funzionamento dell’Universo, genera sofferenze e discriminazioni.
È presunzione quindi qualunque dottrina che ritenga qualcuno o qualcosa più importante o più utile, o che possano esistere entità inutili o minori. Il Progettista non ha creato una macchina dove “avanzano” pezzi o dove alcune parti possano essere ritenute meno importanti. Non ha il piacere di sprecare nulla e nulla lascia al caso.
Tutta la storia del razzismo è narrazione del limite del pensiero umano; tutte le lotte per il predominio di una razza sull’altra sono il frutto di culture con una limitata coscienza e conoscenza sulla verità dell’uomo.
Ogni lotta di quartiere, di civiltà, di religione è errata ed imperfetta interpretazione dell’unica Religione: quella che considera ogni uomo, piccolo o grande che sia (per le categorie razionali umane) unico ed irripetibile nel grande Progetto verso l’Infinito.


Guido Bissanti





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