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Economia e Sviluppo Sostenibile
Economia e Sviluppo Sostenibile
 
 
 
Sin dai tempi in cui si praticava il baratto ogni uomo ha partecipato, attraverso il suo lavoro, il suo ingegno, la sua fatica, alla produzione delle necessità sociali. Ha trasformato la materia informe in materia più organizzata; sfruttando le sue potenzialità ha contribuito a rendere utile per se stesso ciò che il Progettista ha lasciato volutamente grezzo.

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Ciò che Egli ha lasciato come luogo ed oggetto per l’esperienza divinizzante dell’uomo. “Sulla Terra, le cose non ci sono date che come materia d’esercitazione per addestrare “in bianco” la mente ed il cuore. Siamo su un terreno di prova che permette a Dio di giudicare se siamo capaci di essere trasportati in Cielo, alla sua presenza”. (Teilhard De Chardin P.).
Ebbene ciò che nei tempi antichi, attraverso il baratto, rappresentava la comune capacità a scambiarsi “opere di trasformazione”, nei tempi moderni ciò è rappresentato dalla moneta. La moneta non è dunque metallo e potere di spesa ma rendimento e capacità di trasformazione della materia tangibile in forme sempre più evolute per la crescita dell’uomo, per la crescita prima dell’uomo: la crescita spirituale. Il denaro è dunque essudato della capacità spiritualizzante della materia messa a disposizione dal Creatore, tramite l’uomo, per la divinizzazione umana.
Il trattare materia di denaro, deve essere quindi trattare di materia finalizzata alla crescita dell’uomo, di tutto l’uomo. Creatura corporale e spirituale.
Ogni politica che si prefigge la gestione del denaro deve essere politica che ponga ogni uomo nelle condizioni di attingere a quel bene comune e cooperato che l’umanità intera ha avuto come mandato coredentivo.
Non può esserci quindi e non può sussistere per principio nessun indirizzo finanziario fuori da questa visione; una visione che deve vedere l’essudato, l’elaborato della materia, per l’uomo. Non l’uomo per il denaro ma esso per l’uomo; non l’uomo per le politiche finanziarie ma esse per l’uomo.
Non la finanza sovrana della politica, ma la politica sovrana della finanza.
Un concetto così semplice, come è semplice e non tortuosa la vibrazione del creato; un principio così incontrovertibile che ogni più semplice dottrina da scuola di base potrebbe spiegare.
Un principio, che dovrebbe costituire uno degli articoli fondamentali di qualunque costituzione di Stato.
Se dunque l’uso della finanza, quale legge dei principi che conducono all’unico progetto valido per l’uomo, cioè quello di sollevarlo al rango di Persona, viene condotto con queste logiche, noi dovremmo assistere, da oltre un ventennio, ad un miglioramento delle condizioni generali dell’umanità. Cioè di migliori condizioni del livello di disponibilità alimentari, di servizi, di strutture sociali, di ogni aspetto legato alla crescita dell’uomo.
La matematica non è legge avulsa dallo Spirito ma dettaglio dei suoi principi.
Allora dovremmo ritenere che anni di grandi pressioni fiscali a favore degli enormi flussi di denaro per le politiche socioeconomiche di quest’ultimo ventennio, in tutti i paesi industrializzati e consumistici, avrebbe dovuto condurre ad un miglioramento complessivo delle condizioni di ogni singolo uomo. Non solo delle condizioni economiche ma di ogni componente che rende l’uomo tale.
Sembrerebbe superficiale sostenere che la criminalità è aumentata esponenzialmente, il dislivello tra ricchi e poveri incrementatosi, che le condizioni sociali in zone con “risorse umane” improduttive degradatesi.
Ma per i sapienti della finanza pesino i macigni di quelle analisi economiche difficilmente divulgate, tenute vergognosamente nei cassetti delle redazioni e “dell’informazione”.
Le analisi più recenti degli effetti dell’economia della progredita Europa denota proprio questo fenomeno, vanno diminuendo sempre più le singole iniziative, le singole presenze sul territorio a favore di grandi complessi, con concentrazioni di grandi ricchezze a sfavore dei tanti.
Senza voler avvilire più di tanto il lettore, va subito detto che deve presto invertirsi questa tendenza dello sviluppo socioeconomico, basato sulla grande gestione dei finanziamenti, e sulla confusione grave ed inqualificabile che ogni cosa (si anche l’uomo come cosa) possa essere valutata solo in termini esclusivamente di redditività economica e monetaria.
Va attentamente attuata una politica, che all’interno degli stessi funzionamenti dei modelli propri della vita, della potenzialità della stessa, dei sistemi termodinamici naturali, tenda a valutare per la loro potenzialità e quindi vocazionalità uomini, territori, cose, non in termini economici ma comprendendo la loro utilità nell’intero sistema organizzativo della vita. Diceva a tal proposito Gandhi M. K.: l’economia che ignora o trascura i valori morali è fallace.
I Parlamenti hanno perso gran parte del loro potere di influenza “nell’ordine del giorno" delle nostre società. Questo potere è stato sempre di più delegato ad attori economici privati, le cui priorità ed obiettivi sono determinati, unicamente, in funzione di logiche di mercato e di finanza.
Nella nostra Unione Europea ciò significa che le autorità politiche (Consiglio dei Ministri, Commissione e Parlamento Europeo) devono dotarsi di regole e di mezzi per orientare e controllare la BCE (Banca Centrale Europea).
Le regole, i poteri ed i mezzi restano da definire, ma il principio fondatore è noto: la BCE non può esercitare le sue funzioni in assoluta indipendenza dalla politica, tanto più che nel contesto della attuale mondializzazione dei capitali, l’indipendenza della banche centrali è un’illusione: esse sono fortemente sottomesse alle evoluzioni dei mercati finanziari.
Un concetto diametralmente opposto a quello che vede nella finanza il principale veicolo di sviluppo dell’economia.
Va prima sviluppato l’uomo, tutto l’uomo, e poi ciò che è naturale seguirà.
Sviluppare l’uomo, la sua tendenza evolutiva, nel Grande Disegno, significa saper capire le potenzialità di ogni singolo abitante di questo pianeta, significa fornire ciò che è buono per lui, significa fornirgli le capacità a diventare lui stesso anello più forte dell’intera catena.
“In questo senso si può giustamente parlare di lotta contro un sistema economico, del possesso degli strumenti di produzione e della terra rispetto alla libera soggettività del lavoro dell’uomo. A questa lotta contro un tale sistema non si pone, come modello alternativo, il sistema socialista, che di fatto risulta essere un capitalismo di stato, ma una società del lavoro libero, dell’impresa e della partecipazione. Essa non si oppone al mercato, ma chiede che sia opportunamente controllato dalle forze sociali e dallo stato, in modo da garantire la soddisfazione delle esigenze fondamentali di tutta la società”. Bisogna riconoscere “la giusta funzione del profitto, come indicatore del buon andamento dell’azienda: quando un’azienda produce profitto, ciò significa che i fattori produttivi sono stati adeguatamente impiegati ed i corrispettivi bisogni umani debitamente soddisfatti. Tuttavia, il profitto non è l’unico indice delle condizioni dell’azienda. È possibile che i conti economici siano in ordine ed insieme che gli uomini, che costituiscono il patrimonio più prezioso dell’azienda, siano umiliati e offesi nella loro dignità.” (Centesimus Annus, cap. 35)
Promuovere lo sviluppo socioeconomico vuol dire fornire ad ogni abitante di questo villaggio globale i mezzi culturali per metterlo nelle condizioni di decidere autonomamente la sua strada, e lungo quella strada porre una serie di indicazioni (una segnaletica) che lo porti alla destinazione che si è prefissata. Questa possibilità deve essere accessibile da parte di tutti, non ricorrendo esclusivamente alle limitate ed esclusive risorse finanziarie, ma promuovendo incentivi di natura non direttamente finanziaria.
Eppure la progredita Europa che si vanta dei suoi Trattati, quali Mastreecht, deve avere il coraggio di denunciare ai suoi abitanti, ai suoi cittadini che, per la prima volta nella storia umana, una unione tra popoli non si è raggiunta per valori ideologici ma per valori, si, quelli monetari.
Valori che impongono ritmi, leggi, regole ed impulsi alla politica ed all’uomo quindi non sincroni con le categorie della Persona. Il dio denaro domina, come una cappa grigia di una città delle industrie, le menti e le coscienze degli uomini che devono fare politica.
La perdita di questo potere a livello nazionale, sta significando una perdita dei poteri del Parlamento Europeo. E così nell’epoca della piena mondializzazione dell’economia, siamo tutti invitati o meglio, spinti, obbligati ad intensificare ed accelerare i processi in tal senso, in tutti i settori, e le parole d’ordine sono: liberalizzazione, deregolamentazione, privatizzazione. Nessuno però ci sta invitando a mondializzare la Politica, a mettere in atto un sistema planetario di governo politico democratico e rappresentativo, a moltiplicare i luoghi “dell’agorà”, di parlamenti su scala internazionale, continentale e mondiale.
Proprio a conferma di quanto detto ed intuito negli ultimi decenni, una limitazione importante all’esercizio dei diritti della democrazia rappresentativa è stata introdotta proprio dal trattato di Maastricht che ha affermato l’indipendenza della Banca Centrale Europea da ogni potere politico nazionale ed europeo.
Alla BCE è stata affidata la responsabilità di definire e perseguire, in tutta assoluta sovranità, la politica monetaria dell’Europa, la cui funzione fondamentale è di promuovere ed assicurare la stabilità dei prezzi.
Il trattato di Maastricht ha consacrato la totale autonomia della politica monetaria relativamente ad ogni altra politica. La politica monetaria non può essere modificata da alcun altro obiettivo politico, economico, sociale. E’ possibile solo il contrario: ogni obiettivo economico o sociale o culturale deve essere sottomesso e subordinato agli “indirizzi” ed agli obiettivi della politica monetaria. L’uomo è stato posto sotto il frutto della sua capacità trasformativa della materia e questa lo domina.
Questa autonomia e questa sovranità monetarie, conferiscono alla Banca Centrale Europea la massima indipendenza.
Attualmente, l’attitudine che prevale in seno ai parlamentari europei è la seguente: d’accordo sull’indipendenza della BCE, ma d’accordo anche per un governo economico europeo in grado di definire e di mettere in atto una politica macro-economica ed una politica sociale a livello europeo che perseguano, ad un tempo, e gli obiettivi della stabilità dei prezzi, e quelli di una crescita economica sostenibile e duratura, della creazione di posti di lavoro e della difesa di un grado elevato di sicurezza sociale.
Questa posizione, apparentemente solida perché "politicamente corretta e realista", rientra nel pragmatismo della politica del possibile. Ma non ci può soddisfare, perché non risolve il problema di fondo: non ci sono giustificazioni possibili ed accettabili al principio dell’indipendenza sovrana della politica monetaria. Inoltre, questa posizione non prende in esame il problema della liberalizzazione dei movimenti di capitali e della privatizzazione del sistema bancario.
Questa politica è purtroppo espressione dell’ultimo residuo, e pertanto spento e senza più energia, di una superata cultura illuministico-materialistica; le sue espressioni attuative rispecchiamo in maniera fedele una logica non più in linea a quelle dell’unica Logica che ha portato alla Creazione ed all’uomo. Tutto questo è, se vogliamo prendere a prestito un termine ambientale, non più sostenibile.
Dobbiamo invertire la rotta; come sosteneva Gandhi M. K. “Se vogliamo progredire, non dobbiamo ripetere la storia, ma fare storia nuova. Dobbiamo accrescere l’eredità lasciataci dai nostri avi. Se possiamo fare nuove scoperte e invenzioni nel mondo fenomenico, dobbiamo dichiarare bancarotta in campo spirituale? È impossibile moltiplicare le eccezioni così che diventino la regola? L’uomo deve essere sempre bruto, e poi, tutt’al più, uomo?”.
In definitiva va sviluppata una nuova cultura che prenda origine dai principi conduttori della sussistenza delle cose dell’Universo.
Non ci potrà essere nuova giustizia sociale, pari diritti degli uomini, nuovo sviluppo, nuova industrializzazione, insomma nessun rinnovato sistema socioeconomico, senza la creazione di una nuova ideologia che tragga origine dagli stessi principi della creazione. Decodificare ciò equivale a rimettere in moto una cultura dove Fede, Scienza e Tecnica siano un tutt’uno.
L’uomo cresce non se è oggetto di destinazione finanziaria ma obiettivo di cure per un miglior raggiungimento della sua dignità ultima ed unica.
La dignità di Persona.


Guido Bissanti





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